Luzius Mäder
1° gennaio 2025
Episodio I: Arrivo in ritardo
Mentre in molti Paesi europei le prime ferrovie entrano in funzione già negli anni Venti e Trenta del XIX secolo, in quel periodo in Svizzera l’attenzione è ancora focalizzata sui battelli a vapore e sulle carrozze trainate da cavalli. Tuttavia, l’influenza molto positiva della ferrovia sull’industria e il previsto contributo alla crescita economica toccano anche la Svizzera. I primi progetti nell’Altopiano e nella Svizzera romanda alla fine degli anni Trenta del XIX secolo, mai realizzati, falliscono però per mancanza di fondi.
In terra elvetica, le ferrovie devono attendere fino al 1847 per vedere la luce. La Schweizerische Nordbahn (Ferrovia del Nord) – meglio conosciuta come «Spanisch-Brötli-Bahn» (Ferrovia dei panini spagnoli) – gestisce la prima tratta ferroviaria interamente in territorio svizzero tra Zurigo e Baden. Gli «spanische Brötli» (panini spagnoli), una specialità di pasta sfoglia tipica di Baden, ora possono essere consegnati ogni mattina, appena sfornati, direttamente nelle case delle classi più abbienti di Zurigo. Da qui l’origine del soprannome.
A essere precisi, il primo treno viaggia su suolo svizzero già nel 1844. Si tratta di un convoglio francese della «Compagnie du chemin de fer de Strasbourg à Bâle» (Compagnia ferroviaria Strasburgo-Basilea), che arriva a Basilea percorrendo, dopo il confine, poco meno di due km. In ogni caso, la missione è compiuta: la ferrovia è arrivata anche in Svizzera. Ma perché c’è voluto così tanto?
Episodio II: A decidere sono privati e Cantoni
Nel 1847 la situazione politica è in forte fermento: non esiste ancora né uno Stato né una Costituzione federali e i Cantoni godono di una certa autonomia. Già prima della nascita della «Svizzera moderna», nel 1848, un profondo conflitto tra forze liberali e conservatrici culmina nella Guerra del Sonderbund, la cui fine è fondamentale per lo sviluppo del sistema ferroviario. La maggior parte dei partiti e dei politici al potere caldeggia la costruzione di ferrovie private. Una richiesta spinta anche dalla mancata volontà del giovane Stato federale di assumersi il compito di creare una ferrovia statale con i relativi enormi investimenti iniziali. Una perizia commissionata dal Consiglio federale a due noti ingegneri inglesi illustra come dovrebbe essere pianificata nel modo più efficiente la ferrovia in Svizzera.
«La costruzione e l’esercizio delle strade ferrate nel territorio della Confederazione rimangono di competenza dei Cantoni e delle imprese private.»
Questo primo articolo della prima legge svizzera sulle ferrovie del 1852 indica la strada che sarà seguita nei successivi cinquant’anni. Da quel momento in poi, i privati guidano la nascita e lo sviluppo della rete ferroviaria. Nonostante i conflitti tra compagnie ferroviarie, e tra queste ultime e i Cantoni, gli anni successivi vedono un vero e proprio boom per la costruzione delle ferrovie nella quale la Confederazione non interferisce più di tanto, ma ha diritto di veto se sono coinvolti interessi militari. I privati e i Cantoni hanno il potere di scegliere le linee e di decidere dove costruire quali tratte. Di una pianificazione sistematica inquadrata in un contesto più ampio non c’è pertanto traccia.
Negli anni Cinquanta del XIX secolo vengono fondate le prime tre delle cinque grandi ferrovie antesignane delle FFS: la Ferrovia svizzera del Nord-Est (NOB), la Ferrovia centrale svizzera (SCB) e le Ferrovie svizzere unite (VSB). L’orientamento al profitto nella definizione delle tratte è un imperativo per garantirsi la sopravvivenza finanziaria. Ma, dal punto di vista del «servizio pubblico», il sistema è debole: ci sono duplicazioni di tratte, i tempi di attesa sono lunghi a causa degli orari non coordinati e acquistare i biglietti è una procedura laboriosa. Entro il 1869 vengono costruiti ben 1345 chilometri di tratta. Tuttavia, solo per 400 km di questi i costi di costruzione e di esercizio sono adeguatamente remunerati e ammortizzati; il resto è deficitario. Lo Stato può avere interesse ad assumersi la responsabilità di un tale sistema?
Episodio III: L’idea di una ferrovia statale inizia a farsi strada
Diversi grandi nomi lasciano il segno nella storia ferroviaria della Svizzera: personaggi della politica e dell’economia, ma anche banchieri e ingegneri. Il «barone della ferrovia» per eccellenza è Alfred Escher, politico, banchiere, fautore della politica a sostegno delle compagnie ferroviarie private e lui stesso fondatore della Ferrovia del Nord-Est (NOB) nonché, in seguito, promotore del progetto per la costruzione della Ferrovia del Gottardo. All’inizio degli anni Sessanta del XIX secolo trova un avversario nel consigliere federale Jakob Stämpfli. Sebbene le argomentazioni di Stämpfli a favore di una ferrovia statale siano del tutto plausibili in quanto ritiene che il sistema ferroviario debba generare il massimo beneficio possibile per la società in termini di rete, collegamenti con aree decentrate, politica dei prezzi e tariffe, orari e sicurezza, per il momento non riesce ad avere la meglio. Dopo una crisi economica, nel 1872 viene approvata la seconda legge sulle ferrovie: le competenze passano dai Cantoni alla Confederazione, cui spetta ora il compito di assegnare le concessioni, cioè il diritto d’uso per la costruzione e l’esercizio delle tratte ferroviarie.
«L’attività di regolamentazione dell’autorità federale ha dato presto buoni frutti.»
Questa legge è fortemente influenzata, tra l’altro, dalla questione della ferrovia alpina: dove dovrebbe attraversare le Alpi svizzere? Per molto tempo sembra avere la meglio una tratta attraverso il Lucomagno. Nel 1869, dopo un estenuante tira e molla, si perviene infine al decreto federale sulla costruzione della Ferrovia del Gottardo. È con questa faraonica impresa che risulta evidente per la prima volta che i Cantoni e i privati da soli non riescono a reperire i fondi necessari. Scende quindi in campo la Confederazione, affiancata da due partner stranieri finanziariamente forti: Germania e Italia. Nel 1871 i tre Paesi ratificano un trattato. Inizia così la costruzione della tratta del San Gottardo. Questo segna anche l’inizio della storia della Ferrovia del Gottardo. L’idea di una ferrovia statale non scompare nemmeno nel momento in cui la costruzione di ferrovie private sembra raggiungere il proprio culmine. Quali sono infatti gli evidenti risvolti negativi?
Episodio IV: Catastrofi, fusioni e la votazione popolare
La storia della Ferrovia nazionale svizzera (FNS) è protagonista della seconda metà degli anni Settanta del XIX secolo. Concepita come un’alternativa ai monopolisti orientati alla crescita, la ferrovia nazionale non ha alcuna possibilità di diventare nemmeno lontanamente ciò che vuole essere: una ferrovia popolare. Finanziata principalmente da Comuni e Cantoni, la pressione della concorrenza è troppo forte e già dopo pochi anni la FNS è costretta alla liquidazione forzata. Il debito di molti Comuni, che in alcuni casi è nell’ordine dei milioni, rimarrà una voce di bilancio negativa per i decenni a venire: un fiasco colossale. Diventa chiaro che il concetto di «ferrovia privata» funziona solo in condizioni particolarmente favorevoli.
Nel XIX secolo vengono fondate in Svizzera in totale circa 100 diverse compagnie ferroviarie; quello della FNS è solo uno dei tanti esempi negativi. La concorrenza e la pressione finanziaria sono così forti anche nella Svizzera romanda che nel 1890 si arriva a una grande fusione dalla quale nasce la Ferrovia del Giura-Sempione (JS), che comprende praticamente tutte le compagnie ferroviarie dal Giura al Vaud fino al Vallese ed è considerata la quinta delle grandi ferrovie che hanno preceduto le FFS. Come tutte le altre, negli anni Novanta del XIX secolo anche la JS vive l’ultimo periodo di splendore delle ferrovie private. Tuttavia, la disponibilità a modernizzare e revisionare il materiale rotabile e le tratte è in costante calo. La nazionalizzazione diventa una tendenza sempre più attuale, le compagnie ferroviarie non hanno più alcun interesse finanziario a operare grandi investimenti.
Nel 1891 si verifica una vera e propria catastrofe a Münchenstein: 73 persone perdono la vita nel crollo del ponte ferroviario sulla Birsa, il più grave incidente ferroviario avvenuto in Svizzera fino ai giorni nostri. Ma non è l’unico: durante la costruzione della galleria del San Gottardo muoiono almeno 200 persone, come anche durante il primo grande traforo del Giura sulla linea dell’Hauenstein (nel 1857 perdono la vita 63 operai). Queste tragedie, così come i sistemi tariffari non uniformati e gli orari mal coordinati, alimentano sempre più le critiche. Inoltre, il capitale straniero versato in numerose compagnie ferroviarie e il potere e l’influenza che ne derivano e che non sono concentrati in Svizzera, sono da tempo una spina nel fianco di molti politici. La nazionalizzazione dovrebbe porre fine a tutto questo.
Nel 1898 è indetta una votazione popolare per decidere se la Confederazione debba «riacquistare» le maggiori ferrovie private. La possibilità di questo «diritto di ricupera» era già prevista dalla legge sulle ferrovie del 1852. Con un netto 68 percento di voti a favore viene promulgata la legge che istituisce le Ferrovie federali svizzere. Cosa rimane dell’era delle ferrovie antesignane delle FFS?
Epilogo
La seconda metà del XIX secolo vanta un ampio ventaglio di storie, tanto varie quanto le ferrovie private che in quel periodo attraversano la Svizzera da est a ovest, da nord a sud e dalle valli alle cime alpine. In sole tre generazioni hanno un impatto profondo sul Paese, sul paesaggio, sul turismo, sullo sviluppo degli insediamenti, sull’agricoltura, sulla rapida industrializzazione e sullo sviluppo di industrie di qualità (tessili, orologi, elettrotecnica, macchinari), sull’accelerazione della velocità dei trasporti e, di conseguenza, sulle abitudini di vita. Queste storie non finiscono con la fondazione delle FFS. Infatti, ciò che è seguito dal 1902, anno di fondazione delle Ferrovie federali svizzere, e che si riverbera fino ad oggi, è una storia ancora movimentata e fortemente identitaria per il piccolo Paese alpino.